
Acting Out!
- Data 2 Luglio 2026
come raccontare la violenza di genere attraverso produzioni artistiche.
Come si passa dalla riflessione all’azione? Come si trasformano consapevolezza, creatività e desiderio di cambiamento in strumenti concreti contro gli stereotipi e la violenza di genere?
È da queste domande che prende forma Acting Out! Diamo voce all’attivismo contro gli stereotipi e la violenza di genere, il progetto promosso da Prime Minister che coinvolge sette territori italiani e centinaia di ragazze tra i 14 e i 19 anni in un percorso di formazione, espressione e partecipazione attiva.
Avviato nell’estate del 2025, il progetto nasce con un obiettivo chiaro: rafforzare la consapevolezza critica delle giovani sui temi della violenza di genere e degli stereotipi, offrendo allo stesso tempo strumenti di storytelling e advocacy per raccontare il mondo attraverso la propria voce.
In questi mesi di attività, oltre 300 persone hanno partecipato alle iniziative formative promosse dal progetto, tra incontri online e formazioni nei sette diversi territori (Asti, Alpi, Ivrea, Firenze, Napoli, Terlizzi, Palermo).
Il percorso è iniziato con due appuntamenti nazionali dedicati alla comprensione delle diverse forme della violenza di genere e al ruolo dei media nella costruzione degli immaginari collettivi. Ad accompagnare le partecipanti sono state due voci autorevoli del panorama italiano: Alessia Dulbecco, che ha guidato una riflessione sulle molteplici manifestazioni della violenza di genere, e Jennifer Guerra, che ha approfondito il rapporto tra rappresentazioni mediatiche, cultura e stereotipi.
Ma Acting Out! non si è limitato alla formazione teorica. Nei sette territori coinvolti si sono svolti laboratori in presenza, progettati insieme alle partecipanti per valorizzare linguaggi, interessi e sensibilità differenti. Ogni gruppo locale ha esplorato strumenti espressivi diversi: dal videomaking alla fotografia, dal linguaggio giornalistico all’intelligenza artificiale generativa, fino ai processi artistici e creativi come strumenti di lettura e trasformazione sociale.
Alla base del progetto c’è una metodologia partecipativa, femminista e intersezionale. Le ragazze non sono semplici destinatarie delle attività, ma protagoniste attive dell’intero processo. I percorsi formativi e i prodotti culturali non sono stati definiti dall’alto: sono nati invece dall’ascolto, dal confronto e dalla co-progettazione con le partecipanti stesse. Questo approccio ha rafforzato il senso di appartenenza, valorizzato le esperienze individuali e permesso di costruire narrazioni autentiche e radicate nei territori.
Nel mese di giugno, i prodotti culturali sono stati presentati durante i Graduation Day:
ad Asti si è lavorato su un podcast, il gruppo Alpi su teatro e danza, le ragazze di Ivrea hanno prodotto un libro con racconti interamente ideati da loro, le scuole di Napoli e Firenze hanno presentato una mostra fotografica, mentre a Terlizzi si è svolta una mostra chiamata “I panni sporchi si lavano in casa (insieme)”, Palermo boh








Parallelamente, le partecipanti dei sette diversi territori, hanno ideato da zero la campagna di sensibilizzazione online, focalizzandosi sul primo livello della piramide della violenza di genere ovvero quello legato al linguaggio. Procedendo con il lavoro dei gruppi creativi hanno scelto di utilizzare come strategia per ingaggiare il target l’utilizzo del linguaggio musicale e di come alcune canzoni che ascoltiamo oggi siano violente e alimentino una cultura violenta.
Acting Out! vuole dimostrare che contrastare stereotipi e violenza di genere significa anche creare occasioni in cui le giovani possano immaginare, raccontare e costruire alternative.
Perché il cambiamento culturale è capacità di immaginare nuove storie e di avere il coraggio di raccontarle.
I progetti delle scuole
PRIME MINISTER IVREA
“Riappropriazione. Dal condizionamento all’essere sé stesse.”
Il volume collettivo prodotto dalle diciannove partecipanti raccoglie altrettanti racconti originali — di genere storico, fantastico, realistico e autobiografico — accompagnati ciascuno da una bio dell’autrice, dalle parole-chiave tematiche e da una nota di lettura che ne suggerisce il senso e l’occasione d’uso.
Il libro si apre con un sommario e un’introduzione che restituisce il quadro teorico del percorso — il concetto di sfida adattiva, la sfera di contenimento, il lavoro adattivo e la perdita come passaggio necessario alla crescita — e si chiude con la consapevolezza che ogni parola scritta dalle ragazze è stata un atto di leadership: un gesto di coraggio che ha reso visibile ciò che troppo spesso rimane taciuto.
Il layout, la struttura editoriale e la composizione grafica del volume sono stati interamente curati internamente.
Il progetto Acting Out ha dimostrato come la scrittura creativa, se inserita in un percorso metodologicamente strutturato ed emotivamente sicuro, possa diventare uno strumento potente di elaborazione, consapevolezza e trasformazione. Le partecipanti hanno prodotto testi di notevole qualità letteraria e profondità riflessiva, confermando il valore di percorsi che mettono al centro la voce delle giovani donne e la loro capacità di nominare — e quindi di cambiare — il mondo che abitano.
PRIME MINISTER FIRENZE
Un anno di formazione, confronto e crescita che, nell’ambito del progetto Acting Out!, ha affrontato temi come la violenza di genere, l’autodeterminazione e il cambiamento sociale attraverso l’arte, la partecipazione e il pensiero critico. Nel corso dell’anno le ragazze hanno incontrato persone provenienti da ambiti diversi, mettendo in dialogo esperienze, competenze e punti di vista.
Guidate da Francesco D’Isa, artista visivo e scrittore che da anni indaga il rapporto tra arte, tecnologia e intelligenza artificiale, le ragazze hanno utilizzato questi strumenti per interrogarsi sulle immagini del mondo che l’IA restituisce, sugli stereotipi che continua a riprodurre e sui pregiudizi che possono essere incorporati nelle tecnologie che utilizziamo ogni giorno.
Le opere digitali raccolte in questa mostra nascono da tutte queste domande. Sono il punto di arrivo di un percorso fatto di ascolto, confronto e sperimentazione e invitano chi le osserva a riflettere sul rapporto tra tecnologia, genere e immaginario contemporaneo.






PRIME MINISTER ALPI
Il progetto realizzato dalle ragazze di Prime Minister Alpi ha preso forma in una performance immersiva capace di intrecciare due linguaggi artistici: quello teatrale e quello fotografico.
La performance si è svolta all’interno del chiostro del Museo del Fungo di Ceva, trasformando lo spazio in un luogo di attraversamento, ascolto e coinvolgimento diretto del pubblico. Le studentesse, attraverso i loro corpi, i loro movimenti e la loro presenza scenica, hanno abitato e attraversato lo spazio degli spettatori, dando forma ai sintomi di un patriarcato e di una violenza di genere spesso sottile, silenziosa e normalizzata: quella che può consumarsi dentro le mura familiari.
Corpi rigidi, trattenuti, trasformati, spostati nello spazio. Corpi che diventano oggetti, presenze oppresse da ruoli di genere che incatenano con naturalezza apparente e quotidiana. La gestualità delle ragazze ha raccontato una violenza non sempre evidente, ma capace di limitare, definire e controllare la libertà dei corpi e delle identità.
A fare da scenografia, le fotografie realizzate dalle stesse studentesse: immagini frammentate, di parti di corpi, dettagli emblematici e simbolici, capaci di amplificare il senso di costrizione, esposizione e vulnerabilità. Sullo sfondo, le voci registrate delle ragazze hanno dato ulteriore forza alla performance, ripetendo parole e frasi che richiamano gli stereotipi, le aspettative e i dispositivi culturali che incatenano la donna al proprio ruolo di genere e la espongono a forme quotidiane di sottomissione.
Il percorso si è concluso con un atto collettivo di liberazione: grandi teli bianchi hanno attraversato e fatto ondeggiare lo spazio del chiostro, accompagnati dalle note di The Times They Are A-Changin di Bob Dylan. Un finale simbolico, aperto al cambiamento, alla possibilità di spezzare le catene invisibili della violenza e di immaginare corpi finalmente liberi di muoversi, esistere e trasformarsi.
PRIME MINISTER ASTI
Il gruppo di Asti ha lavorato nell’ambito del progetto “Acting Out”, realizzato nell’ambito del programma POWER, realizzando un podcast sull’immagine della donna nei media dal titolo “Corpi di scena”. Negli episodi che lo compongono, le Primers discutono sulla rappresentazione della donna nei media e affrontano le discriminazioni sessiste che ancora affliggono ambiti quali la pornografia, la televisione, il cinema, la musica e i videogiochi, seppure con alcuni progressi negli ultimi anni.
“Cosa vedi quando la guardi?”
Questa è la domanda su cui vogliamo farvi riflettere.
I film, la musica, i videogiochi e la pornografia ci bombardano costantemente di figure femminili, ma chi è che controlla davvero il modo in cui vengono rappresentate? Siamo davvero in un punto della storia in cui possiamo definirci emancipate? E il nostro sguardo è davvero neutro o è ancora vittima dei pregiudizi?
Questo è “Corpi di Scena”, e noi vi auguriamo un buon ascolto.
PRIME MINISTR TERLIZZI
PRIME MINISTER NAPOLI
Le studentesse della Scuola di Napoli, nell’ambito del progetto “Acting Out!” hanno scelto di lavorare sul tema della violenza di genere approfondendo quattro diverse macrotematiche.
“Guarda in su” – cortometraggio sul tema dell’oggettificazione dei corpi.
Il progetto nasce da un’esigenza profonda e collettiva: accendere i riflettori sul tema dell’oggettivazione del corpo. Quando si parla di questo argomento, il pensiero comune vola subito a dinamiche fisiche o verbali esplicite. Abbiamo voluto fare un passo indietro e concentrarci su qualcosa di molto più sottile, invisibile, ma altrettanto doloroso: lo sguardo. Questo tipo di comportamento crea una barriera immediata e ci fa sentire esposti, nudi e privati della nostra dignità.
Con il nostro lavoro vogliamo dimostrare che questa sensazione di malessere non ha genere, ma colpisce profondamente la sensibilità di chiunque si trovi a subirla. Non siamo qui per creare fazioni o barriere. Il nostro unico e reale intento è fare sensibilizzazione su un tema che troppo spesso viene messo da parte e ignorato dalla società.
Questo accade perché lo sguardo insistente o inappropriato non viene quasi mai riconosciuto o considerato come una vera e propria forma di violenza. Inoltre, ci teniamo a scardinare un enorme tabù culturale, mostrando in modo chiaro che questo tipo di disagio psicologico non colpisce soltanto le donne, ma ferisce e sminuisce profondamente anche gli uomini, che spesso faticano persino a parlarne. Abbiamo scelto la forma del cortometraggio per il potere intrinseco delle immagini: ciò che si vede può essere compreso in modo molto più immediato ed empatico. “Guarda in su” rappresenta un vero e proprio manifesto, un gesto concreto di ribellione e di totale liberazione. Con questa espressione vogliamo far capire a tutti che rispondere a quegli sguardi, alzare la testa e costringere l’altro a guardarci dritto negli occhi non significa affatto essere maleducati o aggressivi. Significa, al contrario, imporsi per sé stessi, rivendicare lo spazio vitale e pretendere il rispetto che ci è dovuto.
A.Z.I.O.N.E. – Genially di ispirazione all’azione e alla consapevolezza sulle forme di violenza di genere implicite ed esplicite.
Sondaggio sulle micromolestie e raccolta testimonianze.
La violenza di genere, le sue manifestazioni quotidiane e il ruolo dell’azione individuale e collettiva nel contrastarla. Il progetto esplora concetti come giustizia, riscatto, consapevolezza, superamento dei confini imposti dalla violenza e trasformazione dell’esperienza personale in cambiamento sociale. Abbiamo scelto di affrontare il tema della violenza di genere perché è un fenomeno ancora molto diffuso e spesso sottovalutato. Non si manifesta soltanto attraverso episodi estremi, ma anche attraverso comportamenti, parole e atteggiamenti che possono essere normalizzati nella vita quotidiana. Con il nostro progetto vogliamo favorire una maggiore consapevolezza e mostrare come ogni persona possa contribuire al cambiamento attraverso le proprie azioni.
Attraverso il progetto A.Z.I.O.N.E. vogliamo mostrare che il cambiamento nasce dai piccoli gesti quotidiani: riconoscere un comportamento sbagliato, non restare in silenzio, sostenere chi subisce violenza e promuovere una cultura del rispetto.
Arthemis – collettivo femminista contro la disuguaglianza di genere.
IG: @ar.themis_prime
Il collettivo promuove l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole per abbattere violenza di genere e discriminazione.
Stesso lavoro, stesso salario – locandina sul gender pay gap: Il divario retributivo di genere come barriera strutturale e culturale
PROGETTO FINANZIATO DALL’ UNIONE EUROPEA
*Iniziativa sostenuta dal progetto P.O.W.E.R
“Acting out!” è realizzato nell’ambito del programma POWER coordinato da WeWorld e cofinanziato dall’Unione (CERV – 2023 – DAPHNE).
Finanziato dall’Unione Europea. Le opinioni e i punti di vista espressi sono tuttavia solo quelli dell’autore o degli autori e non riflettono necessariamente quelli dell’Unione Europea, dell’Agenzia esecutiva europea per l’istruzione e la cultura o di WeWorld.
Né l’Unione Europea né WeWolrd che ha erogato il finanziamento possono essere ritenute responsabili per tali opinioni e punti di vista.
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